Due giorni di pioggia, freddo e una zuppa che ricordiamo ancora
Calci – Pieve di Compito | 3–4 dicembre 2023
Questo trekking nasce con un avviso chiaro: allerta meteo gialla.
Pioggia prevista, temporali, condizioni tutt’altro che ideali.
Siamo in quattro: io, Silvia, Elena e Maria Teresa. Eppure, nonostante tutto, le “bimbe” insistono: vogliono partire lo stesso.
Decidiamo di non forzare nulla. Aspettiamo, osserviamo il cielo, prendiamo tempo. Alle 8 del mattino iniziano i temporali, così restiamo ferme. Facciamo colazione, pranziamo, valutiamo ancora.
Alle 12, con un miglioramento parziale, prendo la decisione: si parte.
Partire sotto l’acqua
Quando mettiamo in cammino i cavalli, piove.
Sono tutti bagnati, non c’è modo di evitarlo. Sappiamo già che non ci potremo permettere soste lunghe: siamo in ritardo e le condizioni non aiutano.
Il trekking diventa subito essenziale.
Si va avanti, si gestisce il tempo, si resta concentrate. Lungo il percorso troviamo alberi caduti sul sentiero, che rallentano ulteriormente l’andatura e complicano il passaggio.
Non è una di quelle giornate in cui ti fermi a guardare il panorama.
È una giornata in cui conta arrivare.
L’arrivo a Lucca: freddo, buio e asfalto
Arriviamo a Lucca alle 18. È freddo, sta facendo buio.
Ci aspettano ancora 4 chilometri di strada asfaltata, da fare con i cavalli sotto mano, quindi a piedi.
Le macchine passano, la luce cala, la stanchezza si sente.
Eppure succede una cosa importante: i cavalli sono impeccabili. Calmi, presenti, affidabili. In quei momenti capisci davvero cosa significa aver lavorato bene prima.
Campo, tende e una zuppa calda
Arrivate al punto tappa, ci muoviamo in automatico.
Sistemiamo i cavalli, montiamo le tende, accendiamo il fornellino.
Sul fuoco va un pentolone di zuppa calda.
Non è gourmet, non è scenografica. Ma in quel momento è esattamente quello che serve.
Mangiamo, ci scaldiamo, rallentiamo.
Alle 20 siamo tutte nei sacchi a pelo. Fuori fa freddo, ma dentro le tende c’è silenzio. E finalmente riposo.
Il giorno dopo: il sole
La mattina successiva il meteo cambia faccia.
C’è il sole.
Rientriamo con calma, senza fretta, con una pausa pranzo a Santallago. Il corpo si scioglie, il passo torna leggero. Il trekking si chiude così, senza drammi, senza trionfi.
Perché partire, anche con l’allerta
Siamo state in quattro a partire con un’allerta meteo.
Quattro “matte”, forse.
Ma se non fossimo partite, non ci saremmo divertite così tanto.
E questo lo capisci nel tempo: ancora oggi, ogni tanto, le bimbe tirano fuori il ricordo di quel trekking. Parlano della pioggia, del freddo, e soprattutto di quella zuppa che ha scaldato tutte.
Non perché sia stato facile.
Ma perché è stato vero.