Prima esperienza, pioggia, errori e una grande tavolata

Calci – Vicopisano | 21–22 aprile 2024

Questo trekking nasce semplice: due giorni, un percorso tra Calci e Vicopisano, un gruppo ristretto.
Quattro donne alla loro prima vera esperienza di trekking: io, Silvia, Alessia e Melissa.
Niente eroismi, niente curriculum da esploratrici. Solo la voglia di mettersi in cammino e capire cosa significa davvero stare fuori più giorni, con i cavalli, con quello che serve, e con quello che non sai ancora di non sapere.

Il percorso viene preparato da due amiche, Marta e Silvia, che decidono di mettersi alla prova con la cartografia. Scelta giusta, ma non priva di conseguenze, come scopriremo poi.
Si parte sotto la pioggia. A piedi. Non per punizione, ma per scaldare i cavalli e prendere il ritmo. È uno di quei momenti in cui capisci subito che il trekking non è una cartolina: è adattamento, presenza, attenzione.

Salendo verso la Verruca, il tempo resta incerto ma il panorama ripaga. Da lassù la vista si apre e, anche se sei bagnata, capisci perché sei lì. Non per “fare qualcosa”, ma per attraversare un luogo con il tempo giusto. Senza correre.

Arriviamo al punto tappa e ci organizziamo. I cavalli vengono sistemati, ognuno trova il suo spazio.
Per Alessia e Melissa è il momento della prima volta: montano la tenda da zero. Nessuna scena epica, nessuna perfezione. Si prova, si sbaglia, si rifà. Funziona. Ed è questo che conta.

La sera prende una piega che non era in programma.
Due signori che abitano vicino al maneggio ci invitano a cena per una pizzata. Accettiamo. Ci ritroviamo a tavola con altre persone del maneggio: una tavolata infinita, chiacchiere, risate, storie che si intrecciano.
È uno di quei momenti che il trekking non promette, ma che spesso regala: l’incontro.

Il giorno dopo si riparte. Tutto fila liscio, almeno all’inizio.
Poi arriva il conto della cartografia: Marta e Silvia non avevano calcolato bene i dislivelli. Sulla carta sembrava gestibile. Sul terreno si trasforma in un salitone lungo e impegnativo, da fare a piedi.
Si va avanti a tratti, con soste per riprendere fiato. Nessuno si lamenta, nessuno fa finta che sia facile. Si prende atto, si continua.

Qui il trekking fa quello che sa fare meglio: rimette tutti sullo stesso piano.
Non importa se è la tua prima volta o no. Quando la salita arriva, conta solo come la affronti. Con calma, con rispetto, senza strafare.

Si rientra stanchi ma interi.
Con la consapevolezza che sbagliando si impara, davvero.
Il percorso, così com’è, resta adatto a una prima esperienza, a patto di rivedere la strada del rientro. E questa non è una sconfitta: è esperienza accumulata.

Questo trekking non è stato perfetto.
È stato reale.
Ed è esattamente per questo che ha funzionato.

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